Corteo è un wargame italiano fuori dagli schemi: invece di mettere al centro eserciti e fronti classici, simula la pressione di un corteo di manifestanti dentro una città, con obiettivi da occupare, aree da presidiare e forze dell’ordine da gestire con tempismo. È un titolo che parla di spazio, controllo e attrito, più che di semplice eliminazione dell’avversario. In questo articolo ti spiego come funziona, quali materiali aspettarti, cosa lo rende ancora interessante e se ha senso cercarlo oggi.
In breve, Corteo è un wargame politico da capire prima ancora che da giocare
- È un gioco storico italiano pubblicato a fine anni ’70, con una forte identità tematica.
- La partita ruota attorno al controllo di luoghi chiave in una città esagonata.
- Le schede reperibili online non sono sempre perfettamente allineate: il nucleo base è pensato per due schieramenti, ma alcune varianti allargano la partecipazione.
- La durata reale tende a stare nell’ordine di 2-3 ore, soprattutto se al tavolo ci sono persone nuove al sistema.
- Oggi si trova soprattutto nel mercato dell’usato o tra i collezionisti di wargame italiani.
Che tipo di gioco è Corteo
Io lo leggerei come un wargame di simulazione sociale più che come un conflitto militare tradizionale. La città non è uno sfondo decorativo: è il vero campo di battaglia, con esagoni, obiettivi e zone che contano per il punteggio finale. Il cuore del design sta nell’idea che il movimento collettivo abbia una forza propria, ma debba comunque fare i conti con la repressione, la posizione e il rischio di disperdersi.
Il titolo nasce nel 1979, in un periodo in cui il gioco strategico italiano era molto più sperimentale di quanto lo si ricordi spesso oggi. Questo si sente subito: Corteo non cerca la comodità, cerca una lettura forte del tema. Per questo lo considero interessante anche quando non lo si gioca, perché racconta bene una fase storica del design da tavolo italiano e il modo in cui i wargame potevano diventare strumenti di commento politico oltre che tattico.
Se ti aspetti un titolo moderno, asciutto e “pulito” nelle procedure, qui troverai altro: densità, linguaggio d’epoca e una struttura che premia chi ragiona in termini di pressione territoriale. Capire questa identità è il primo passo; il secondo è vedere come si svolge davvero una partita.
Come si svolge una partita
La struttura è quella tipica dei giochi esagonati classici: spostamento, scontro e controllo degli obiettivi. In pratica, non vince chi distrugge più pedine e basta, ma chi riesce a trasformare la città in uno spazio favorevole al proprio schieramento.
| Elemento | Corteo | Potere |
|---|---|---|
| Obiettivo principale | Occupare e mantenere i luoghi chiave della città | Contenere, arrestare e negare punti all’avversario |
| Stile di gioco | Pressione sul territorio, avanzata e dispersione tattica | Interdizione, blocco e controllo delle zone sensibili |
| Ruolo della fortuna | Presente, ma non dominante | Influisce soprattutto nei singoli ingaggi |
| Tipo di decisione | Quando spingere e quando preservare le unità | Dove concentrare le forze per spezzare la progressione |
Nelle descrizioni storiche del gioco la partita è scandita in cinque mani, ognuna composta da un turno del corteo e da uno del potere. Ogni turno, a sua volta, si divide in movimento e scontro. Qui entra in gioco una delle meccaniche più classiche dei wargame: il hex-and-counter, cioè mappa esagonata e pedine con valori di movimento e combattimento. Tradotto senza gergo: ogni esagono conta, e ogni scelta di posizione può costarti punti o aprirti la strada verso un obiettivo.
La parte più interessante, a mio parere, è che il punteggio non nasce solo dal combattimento. Conta anche arrivare nei punti giusti e restarci. Questo sposta la partita dal semplice “attacco e difesa” a una lettura più sottile del tavolo. Se vuoi una sfida rapida, non è il suo terreno; se invece ti piace costruire pressione nel tempo, qui c’è materiale vero. E a quel punto vale la pena guardare da vicino anche il componente fisico, perché in questo gioco il contenuto della scatola dice molto del suo carattere.

Componenti, mappa e differenze tra edizioni
Il colpo d’occhio è quello di un wargame classico: mappa grande, reticolo esagonale, pedine, regolamento e materiale di supporto. Uno dei dettagli più curiosi è il fascicolo delle “Pagine gialle”, pensato per aiutare a orientarsi tra i luoghi della città e gli obiettivi da presidiare. È un’idea molto coerente con l’epoca e, sinceramente, uno dei motivi per cui il gioco continua a incuriosire anche chi non lo gioca regolarmente.
Le fonti storiche disponibili non raccontano tutte la stessa versione del prodotto con la stessa enfasi, e questo è normale per un titolo di fine anni ’70. Per chi oggi vuole distinguerle, la differenza più utile è questa:
| Aspetto | Prima edizione | Riedizione Mondadori |
|---|---|---|
| Materiali | Versione originale, più sperimentale | Componenti più robusti e “pesanti” |
| Varianti | Include anche la variante Black Out | La variante non è presente |
| Impressione generale | Più da collezione e da studio storico | Più standardizzata, ma ancora molto ricercata |
| Utilità per chi vuole giocare | Alta, se la copia è completa | Alta, soprattutto se ben conservata |
Qui c’è un punto pratico importante: quando si parla di un gioco così vecchio, la completezza vale quasi più dell’edizione in sé. Mappa leggibile, pedine integre, regolamento presente e materiali non rovinati fanno più differenza di una descrizione generica in annuncio. Se ti interessa davvero portarlo al tavolo, non basta la nostalgia; serve una copia che regga l’uso. Ed è proprio da qui che passo alla domanda più utile per chi legge oggi: a chi lo consiglierei davvero?
A chi lo consiglierei davvero
Io lo consiglio soprattutto a tre tipi di giocatori: chi ama i wargame a esagoni, chi cerca un pezzo di storia del design italiano e chi apprezza i giochi con un tema forte, quasi dichiarato. Corteo non finge neutralità: prende posizione e costruisce il proprio sistema intorno a quella scelta. Questo lo rende più interessante di molti titoli vintage che oggi sopravvivono solo per collezionismo.
Non lo consiglierei invece a chi vuole una partita breve, leggibile in cinque minuti e con un peso decisionale leggero. La curva di apprendimento non è brutale, ma nemmeno indulgente. La durata reale, specialmente al primo incontro, può facilmente salire verso le due o tre ore; non è il gioco che metti sul tavolo “per provare qualcosa” senza preparazione. Anche il peso della fortuna nei combattimenti, pur non essendo eccessivo, può dare fastidio a chi cerca un controllo quasi totale della strategia.
- Lo sceglierei se ti piacciono i sistemi territoriali e i conflitti asimmetrici.
- Lo sceglierei se vuoi studiare un wargame italiano con una personalità precisa.
- Non lo sceglierei se vuoi un titolo moderno, rapido e ultra-rifinito.
- Non lo sceglierei se il tema politico ti interessa poco e cerchi solo un’esperienza tattica astratta.
Questa distinzione è utile anche quando vai a cercarlo nel 2026, perché il mercato e le aspettative non sono quelli di un titolo ancora in catalogo. Ed è proprio quello il passaggio successivo.
Come cercarlo nel 2026 senza sbagliare acquisto
Oggi Corteo va trattato come un gioco fuori catalogo: non lo compri come un uscito recente, lo cerchi come si cerca un classico di nicchia. Il primo criterio non è il prezzo, ma lo stato della copia. Una scatola bella da vedere ma incompleta è spesso meno utile di una copia vissuta ma completa.
Quando valuto un acquisto di questo tipo, controllo sempre:
- presenza del regolamento originale o di una scansione affidabile;
- mappa integra e non imbarcata dall’umidità;
- pedine complete e leggibili;
- eventuali allegati, come il fascicolo di supporto o le varianti;
- chiarezza della versione, perché alcune differenze tra prime tirature e riedizioni cambiano il contenuto reale della scatola.
Perché resta interessante da studiare ancora oggi
Corteo non è importante solo perché è raro. È importante perché mostra un modo molto deciso di fare game design: tema, sistema e obiettivi parlano la stessa lingua. Il gioco non si limita a rappresentare uno scontro urbano; lo trasforma in decisioni concrete, con una mappa che obbliga a leggere la città come un organismo politico e tattico.
Per me il suo valore attuale sta qui: è un esempio chiaro di come un titolo possa essere datato nei materiali ma ancora utile da osservare sul piano del design. Se studi giochi strategici, ti insegna qualcosa su asimmetria, pressione territoriale, punteggio basato sugli obiettivi e rapporto tra simulazione e esperienza al tavolo. Se invece sei un appassionato che cerca solo emozione immediata, è probabile che lo apprezzi più come oggetto culturale che come scelta abituale da serata.
In sintesi, Corteo merita attenzione quando cerchi un wargame italiano con un’identità forte, una struttura chiara e un tema che non ha paura di farsi notare. Se è questo il tipo di esperienza che ti interessa, il gioco ha ancora molto da dire; se cerchi leggerezza, meglio orientarsi altrove.